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Visual Sound Notturni Afghani

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Notturni Afghani: voci, suoni e colori da Kabul
La persona che ha avuto i natali da sua madre in questo suolo
Qualsiasi lingua parli, è sempre un Afgano


Spettacolo per voce recitante e musica dedicato all'Afghanistan
con il sostegno di Amnesty International

Riccardo Misto: musiche originali per rebab, yanchin e canto armonico
Nicola Tuzzato: sax, flauto
Max Castlunger: tabla e percussioni
Silvia Refatto: tampura,mandala, design

La cultura afghana si basa soprattutto sulla tradizione orale. Una tradizione ricchissima di fiabe e di leggende che hanno come temi dominanti l’acqua e la pietra, i due elementi che maggiormente distinguono anche le caratteristiche fisiche del paese. Molti miti afgani si ritrovano anche in altre civiltà, presso altri popoli, come la trasformazione di persone in statue o la leggenda di Orfeo ed Euridice. Ricchissima è la produzione poetica. Nelle fiabe e nelle leggende afgane la donna occupa uno spazio preminente, uno spazio che le verrà poi sottratto con la regressione imposta dai taliban.
L’Afghanistan si è sempre nutrito di varie culture e di varie civiltà: da quella legata al nome del macedone Alessandro Magno, alla letteratura persiana, alle filosofie indiane, agli apporti religiosi islamici. Tutte queste componenti si sono riversate nella lingua dei Pashtun, la più numerosa etnia afgana. L’Islam si afferma lentamente in Afghanistan. Ci vogliono più di due secoli per convertire la popolazione già buddista, altri secoli ancora per cancellare ogni traccia di Zoroastro, ma anche per limitare la produzione culturale, letteraria e artistica dell’Afghanistan.

Immediatamente dopo la ritirata dei talebani nell’autunno 2001 da Kabul, i primi reportage giornalistici divulgati in occidente includevano immagini di ragazzi, donne e uomini che danzavano gioiosamente nelle strade al suono della musica. La diffusione della musica, sia strumentale che di accompagnamento alle canzoni e alla danza, erano state vietate durante il regime talebano. Non appena la dittatura è crollata, la musica è ritornata, come sempre succede, giacché la musica e il fare musica significano normalità. Sotto il regime dei talebani il ruolo del musicista era vietato: non erano permesse esibizioni pubbliche e non si poteva nemmeno ascoltare musica in privato. I più anziani musicisti professionisti ricordano con tristezza la loro silenziosa terra, con matrimoni senza musica e danze. Come in altre culture islamiche, anche in Afghanistan esiste un’ambivalenza sulla natura della musica: i più conservatori la associano a costumi illegali e licenziosi come l’ubriachezza e la promiscuità sessuale. Allo stesso tempo, il concetto di una via spirituale di ascoltare la musica come un cammino diretto per un’esperienza di unità divina, era stato espresso dalla cultura dell’Impero Persiano già nell’ottavo secolo. Entrambi gli orientamenti rimangono ben radicati nella società afgana odierna.

La musica tradizionale dell’Afghanistan consiste in una varietà di stili regionali principali del Nord, dell’Ovest, del Sudest, del Sud e di altre regioni. Due istituzioni, la Corte Reale e la stazione radio, hanno determinato la musica di Kabul e, certamente, quella della nazione. Sotto il governo di Amir Ali Khan (1863- 69), musicisti classici indiani sono stati invitati diventando musicisti di corte: artisti hindustani vennero regolarmente invitati a corte per concerti privati e lezioni individuali di musica per i membri della famiglia reale. Nel 1941 una stazione radio governativa fu installata a Kabul: conosciuta come Radio Kabul, venne amministrata dal Ministero dell’Informazione e della Cultura, ingaggiando musicisti che beneficiarono di riconoscimento e supporto come burocrati governativi. Dal 1964 la radio cambiò sede e nome, diventando Radio Afghanistan. Formata sul modello sovietico di assemblea popolare, L’Orchestra di Radio Kabul consisteva di strumenti folk regionali assemblati per suonare canzoni regionali tradizionali e alcune nuove composizioni. Fra tutti gli strumenti usati, il Rebab, liuto a plettro a manico corto, diventa il più conosciuto e diffuso, affermandosi come il simbolo della musica afghana: il suo suono profondo e risuonante enfatizza le caratteristiche della musica afgana. Altri strumenti tipici dell’Orchestra sono poi il Dutar e il Tanbur, la Sarinda, Dilruba e Sarangi (liuti ad arco), il Tula (flauto folk) la Tampura e le Tabla (di origine indiana). Un altro ensamble di strumenti principalmente occidentali (mandolino, tromba, saxofono, violino, clarino, pianoforte, fisarmonica, flauto ecc.), conosciuto come la “Jazz Orchestra” fu fondato nel 1953. Si basava su principi della musica occidentale, includendo l’armonia, e includeva nel repertorio canzoni popolari di recente composizione.

Lo spettacolo "Notturni Afghani" si basa su musiche ispirate alla tradizione musicale afghana, composte da Riccardo Misto per Rebab, il liuto tipico di questa cultura: i testi recitati sono adattamenti di poesie, racconti e favole che narrano vicende e tradizioni dell'Afghanistan. Momento culminante è la suggestiva proiezione su schermo dei mandala sonori, realizzati da Silvia Refatto: le polveri colorate disposte sulla pelle di un grande tamburo vengono messe in movimento dalle vibrazioni prodotte con il canto armonico: ne nasce una "danza cimatica" di grande suggestione e impatto emotivo.





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1 Settembre 2007


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